mercoledì 21 novembre 2007

Storia del Costume

Nell'ambito del progetto FOLK AND CO. tenderemo a dare spazio anche alla storia del costume intesa come modi di vivere, moda, società, in relazione allo stato sociale, per poi riallacciarci direttamente alle tradizioni.

STORIA DEL COSTUME:
CURIOSITA’ : PICCOLA STORIA DELLE “ MUTANDE”


Il sesso maschile, appena iniziò a coprirsi per ripararsi dal freddo, inventò sin dai primordi della civiltà sorte di “pannoloni” via via sempre più lunghi, che diedero poi origine a pantaloni prima e mutandoni poi, quello femminile per molto tempo non fece uso della biancheria intima.Il perché è dovuto alla moda dei lunghi vestiti femminili; se erano strettissimi e a tubo, nessun colpo di vento avrebbe potuto giocare brutti scherzi; se erano dotati di larghissime gonne, le tonnellate di sottovesti e crinoline che le sorreggevano erano ugualmente una buona difesa.Le mutande, per molto tempo, sono state dei calzoncini di tela, cotone o seta che le gentildonne non dovevano mai mostrare in pubblico e che venivano nascoste sotto le gonne. Erano due cannoni di stoffa fermati alle caviglie da un volant più o meno elaborato. Agli inizi dell’ottocento i mutandoni divennero più raffinati, arricchendosi di pizzi e ricami.Ma il loro uso, anziché essere apprezzato nell’Europa e soprattutto nell’Inghilterra vittoriana, scatenò scandalizzate proteste. I medici dicevano che la stoffa avrebbe impedito il regolare passaggio d’aria nelle zone nascoste, favorendo malattie e conseguenti disturbi alla procreazione; i benpensanti contestavano il fatto che le donne osassero indossare indumenti fino ad allora riservati ai maschi; i moralisti facevano notare che, con quegli indumenti addosso, le donne avrebbero avuto più libertà di movimento, perdendo compostezza e modestia; i bigotti sottolineavano che le ballerine e le meretrici d’alto bordo erano state le prime a utilizzare con entusiasmo gli indumenti intimi.Ma in seguito, con l’evoluzione del costume e con il fatto che sempre più donne praticavano sport e amavano ballare balli in voga come il valzer e la polka, gran parte delle signore dell’alta società cominciarono a infischiarsene del giudizio maschile e ad indossare disinvolte i mutandoni, che venivano sempre più abbelliti nell’aspetto con merletti vezzosi. Le mutande, dunque, come un simbolo della emancipazione femminile e della evoluzione dei costumi.Poco per volta, i mutandoni si accorciarono: prima a metà polpaccio, poi sotto al ginocchio, poi a metà coscia. Però il loro utilizzo quotidiano rimase, sino ai primi decenni del Novecento, una prerogativa di nobili e borghesi, mentre popolane e contadine continuavano a considerarle un optional, un lusso senza senso. Poi finalmente, tutte si convertirono. Oggi le “mutandine” hanno vari tagli e varie forme: dalle culotte (che coprono tutti i fianchi e che sono spesso di tessuti pregiati come la seta), agli slip che sono caratterizzati da una mutandina stretta ai fianchi che taglia trasversalmente la coscia, al perizoma che è uno slip sgambatissimo la cui parte posteriore è ridotta ad una sottilissima striscia di tessuto.

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